sabato 15 maggio 2010

Gran Sportello Italia

Avevo promesso a Francesca Alderisi di non parlarne fino a quando non sarebbe andata in onda, ecco perché ne accenno solo adesso.

Francesca Alderisi, la conduttrice tanto amata dagli italiani all'estero per aver condotto per anni Sportello Italia su RAI International (ora RAI INTERNAZIONALE) mi ha chiesto, visto che passavo per Roma durante il mio ultimo viaggio in Italia, di farmi una intervista per il nuovo "Gran Sportello Italia" su Malindi e sul Kenya.

Naturalmente ho accettato ben volentieri, ed è stata una grande occasione per parlare di Malindi, ma anche una bella esperienza ed una opportunità di conoscere di persona Francesca Alderisi.

Un GRAZIE di cuore a Francesca e alla regista Elvira Castellano anche per aver mostrato qualche immagine di questo blog, oltreché le mie fotografie che mi aveva chiesto di lasciarle sul Kenya.

martedì 11 maggio 2010

Buchi neri

Ogni volta che piove le tre strade asfaltate di Malindi si allagano, anche se è una cittadina di mare e realizzare dei canali di scolo per far defluire le acque non dovrebbe essere poi così difficile. Comunque in genere basta una mezza giornata di sole e tutto si asciuga, e a quel punto emergono (si fa per dire) le magagne, le buche che come d'incanto si sono generate sotto l'acqua giallastra.

La buca più grossa a Malindi quest'anno si è formata proprio davanti l'ingresso del comune, quindi c'è speranza che venga rattoppata prima che qualche motocicletta ci cada dentro a causa dell'acqua alta che durante le piogge la rende praticamente invisibile.

Per fortuna ieri nel momento topico dell'acquazzone, c'era un grande macigno di segnalazione messo in mezzo alla strada credo per iniziativa del comune stesso, non meno pericoloso della buca stessa, ma almeno visibile anche in presenza di mezzo metro d'acqua (tanto è alto il macigno in questione).

Oggi tutto si è asciugato, il macigno è stato pericolosissimamente riposto nella buca (c'entra tranquillamente, da lontano non si nota proprio nulla), credo per sincerarsi della profondità della buca stessa (sì... è proprio più profonda di mezzo metro) e per le altre buche in giro per la città, ci stanno già pensando i vari imprenditori edili di Malindi che generosamente stanno scaricando tutti i detriti del materiale in surplus che non sapevano dove mettere, rendendo un grande servizio alla comunità.

giovedì 6 maggio 2010

New look

Mal di Malindi si rifà il look.
Spero che così non sia troppo pesante da caricare... fatemi sapere nei commenti

Considerazioni di viaggio in ritorno dall'Italia: lussi relativi

Una delle cose che si percepiscono subito arrivando in Kenya è la differente percezione dei cosiddetti "Beni di lusso".

E' cosa nota che per un pensionato italiano, comprare una casa in Kenya significa raddoppiare virtualmente la propria pensione: potersi permettere con le stesse spese con cui in Italia ha una vita sacrificata, una bella villetta con servitù e piscina. Tutto questo grazie alla differente economia esistente tra i due paesi.

Ci sono poi altre situazioni strane che variano sostanzialmente il mercato. Ad esempio il viaggio per arrivare in Kenya costo molto più di quello per andare a New York, nonostante i Km siano sostanzialmente gli stessi. Questo chiaramente si spiega solo con il fatto della mancanza di concorrenza sulla tratta Italia-Kenya.


Una cosa che dovrebbe far riflettere noi italiani, è il differente costo delle comunicazioni telefoniche.

Telefonare in Kenya da un cellulare italiano significa azzerare in pochi secondi la propria scheda telefonica prepagata, qualsiasi sia la cifra che fosse stata caricata su di essa... si possono far fuori sino a 4-5 euro al minuto. Telefonare in Italia da un cellulare Keniota non è poi tanto costoso: con tre euro si parla parecchio.
In Italia però è possibile andare nei call centre che sono nati come i funghi allo scopo di soddisfare la crescente domanda degli immigrati che sono approdati sulle coste italiane per cercare lavoro. Chiamando da uno di questi call centre si spende quasi niente: un miracolo? No i call centre sfruttano internet per inoltrare la chiamata a poco prezzo, un po' come fa skype che tutti noi possiamo installare nel nostro computer.

Il fatto è che internet in Italia è ad un prezzo abbordabile: per una spesa di 20 euro mensili si ottiene una linea adsl (una linea fissa su cavo telefonico quindi) che ti permette di collegarti ad internet 24h/24h, con tutti i vantaggi annessi, sia nella vita lavorativa (email velocissime con allegati giganti) che per lo svago privato (scaricare musica o film non è un problema).

Tutto ciò in Italia è dato per scontato, non la connessione Internet mobile però. In Italia vogliono farci credere che la connessione internet mobile è una tecnologia avanzatissima che costa un sacco di soldi.. un bene di lusso: tant'è che collegarsi senza aver preventivamente comprato un pacchetto internet per il cellulare, costa un occhio della testa, io ho fatto fuori 10 euro in pochi secondi. Chissà poi perché comprare un pacchetto mobile internet ti permette di rientrare in costi umani, come se i dati trasmessi al di fuori del "pacchetto" prepagato fossero misteriosamente più difficili da trasmettere...

Il tutto poi è ancora più misterioso se si pensa che in Kenya, paese del terzo mondo, non essendoci linee fisse di qualità sufficiente a trasmettere dati in modalità adsl, le connessioni ad internet si sono diffuse praticamente solo grazie ai cellulari, e solo grazie alla trasmissione dati 3G o 3.5G (cioè di terza generazione, che in Italia vogliono farci credere essere una cosa lussuosa) e che in fondo non costano neanche tanto; perlomeno non quanto costano in Italia. Certo una connessione fissa italiana è più economica, dato che in Kenya scaricare film costa ancora troppo (questa è considerato una cosa di lusso... circa 20 euro per 700mb ovvero un film in bassa risoluzione), ma controllare le email in mobilità costa pochissimo (cosa che invece in Italia è considerata una cosa da manager).

La conclusione è una sola: ci prendono per il c..o.

domenica 2 maggio 2010

Considerazioni di viaggio in ritorno dall'Italia: COTRAL -parte prima-

Sono da poco tornato a Malindi da un viaggio in Italia che mi ha permesso di visitare parecchie città italiane. Ultima tappa: Roma, la città eterna.



Qui ho avuto la fortuna di poter usufruire di un appartamentino messomi a disposizione da un amico nel caratteristico paese di Rocca di Papa.

L'unico problema da risolvere era come raggiungere Roma per le mie quotidiane visite alla città. Una rapida ricerca su internet ancora prima di partire mi aveva però tranquillizzato. Rocca di Papa è infatti servita da collegamenti giornalieri dei pullman della società COTRAL, anzi la stazione dei pullman è a pochi ripidissimi metri dalla mia temporanea dimora, in uno spiazzale che una volta era la stazione d'arrivo della vecchia funicolare: davvero suggestivo.



La COTRAL dispone di pullman abbastanza moderni, silenziosi e spaziosi: finalmente un po' di civiltà! "Altro che gli intasatissimi e temutissimi matatu che collegano Malindi con Kilifi, Mombasa o Lamu" ho pensato quando ne ho incontrato uno mentre mi arrampicavo con la mia fiat panda verso l'arroccatissima agognata meta.

Il giorno dopo il mio arrivo a Rocca di Papa pioveva e faceva un freddo che non ricordavo da anni; sei anni per l'esattezza, quelli passati dal mio ultimo inverno in Italia, solo che ora eravamo a fine aprile.

Mi avvio verso un pullman blu parcheggiato davanti alla ex stazione della funicolare. Dentro il mezzo una autista leggeva il giornale, pretendendo di non vedere che stavo congelando sotto un ombrello generosamente prestatomi dalla vicina di casa. Busso vicino al vetro: "Scusi quando parte?". La giovanissima donna mi guarda di sbieco chiaramente infastidita per averla distolta dalla lettura di un quotidiano aperto sul grande volante della vettura. Il gigantesco finestrino elettrico si abbassa silenziosamente di un paio di centimetri: "alle 10:05". Erano da poco passate le nove. "Quindi parte tra un'ora?" chiedo con tono stupito. La ragazza intuisce il mio disagio e pronuncia una frase che mi sembra di interpretare dal romanesco in "io conosco solo gli affari orari miei". "Scusi dove posso comprare i biglietti?", chiaramente una domanda di troppo, o troppo scomoda: fa finta di non sentire mentre il finestrino si è già richiuso e lei è troppo assorta nella lettura.

Per un momento mi passa davanti un flashback: i fastidiosissimi conductor dei matatu a Malindi che per acchiappare un cliente da caricare sul pulmino Nissan per Mombasa sono capaci di venirti incontro correndo sotto il sole equatoriale a picco da centinaia di metri di distanza a piedi nudi, e che sudatissimi ti braccano con un braccio cercando di spingerti verso la direzione della loro vettura: "Mombasa, Mombasa... this side please" allontanando con il braccio libero i potenziali concorrenti arrivati con pochi secondi di ritardo dalla loro corsa forsennata. Quante volte ho trovato questa morbosa attenzione fastidiosa, forse pensando che sia dedicata solo a me in quanto Mzungu, ma questa volta la visione è stata rivelatrice: "non c'è una COTRAL dei matatu che paga gli stipendi ai fortunati autisti iscritti a qualche sindacato di categoria! I lavoratori del settore trasporto in Kenya devono trovare da soli le risorse per pagare la benzina, i loro stipendi e il contributo ai poliziotti di turno presso il blocco stradale a Ghede!!" pensavo mentre mi dirigevo verso la vicina edicola cercando di non far rivoltare l'ombrello a causa del forte vento.
(continua...)