Visualizzazione post con etichetta Kibaki. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Kibaki. Mostra tutti i post

sabato 18 ottobre 2008

Kibaki, Odinga e Annan, premiati per gli accordi di pace...

Ci misero due mesi per stringersi la mano... e mentre 1500 persone morivano e centinaia di migliaia erano costrette a scappare dalle loro terre, loro cercavano gli accordi di pace in una segreta località dello Tsavo.

Il 16 ottobre, i tre moschettieri della democrazia, coloro che hanno dimostrato senza ombra di dubbio che le elezioni sono solo una perdita di tempo (per gli elettori non per loro) e vite umane, hanno ricevuto un premio per la pace.

A quando il Nobel?

mercoledì 13 agosto 2008

Rimuovere i blocchi!


Nel mondo moderno, una nazione che vuole essere competitiva deve curare in particolare le telecomunicazioni e i trasporti. Se per i collegamenti internet in Kenya aspettiamo pazientemente che venga completato il collegamento mancante entro il 2009, qualcosa altresi' sembra cominciare a muoversi sul fronte dei trasporti.

In questo articolo della routers infatti si apprende che allo scopo di rendere più agevoli il movimento delle merci il presidente Kibaki ha ordinato che il porto di Mombasa (hub principale di arrivo per tutte le merci per l'Africa orientale, non solo il Kenya) rimanga aperto sette giorni su sette e ventiquattro ore al giorno.

Ha inoltre disposto la rimozione di tutti gli inutili posti di blocco stradali della polizia, che i trasportatori considerano uno dei motivi principali dei ritardi del trasporto delle merci oltreché "pedaggi" obbligati da pagare alle forze dell'ordine.

lunedì 4 agosto 2008

Il Presidente Kibaki chiede una diminuzione delle tariffe dei cellulari

In Occasione del lancio della nuova compagnia Zain il Presidente del kenya Mwai Kibaki ha auspicato una riduzione delle tariffe di chiamata dei telefoni cellulari, al fine di "rendere più economico e facile per le aziende e le famiglie operare in Kenya".

mercoledì 9 luglio 2008

6 mesi dopo.. gli exit poll 'mmericani!


Ricercatori dell'universita' della California, ci informano che secondo alcuni exit poll resi pubblici ieri e sponsorizzati da una "organizzazione apartitica per la costruzione della democrazia" (una cosa per cui gli americani sono specializzati, bisogna pur ammetterlo), finanziati da un istituto "Repubblicano internazionale con sede in Washington" e garantiti dall'"agenzia americana per lo sviluppo internazionale", ci informano, dicevo, che....
rullo di tamburi...
il presidente Kibaki avrebbe perso le elezioni, con un significativo margine del 6%, che va ben al di la della tolleranza di errore dell'1,32% tipica degli exit poll. Il Washington post nell'articolo ci ricorda che il Presidente Kibaki era stato proclamato vincitore con uno scarto minimo dell'ordine del punto percentuale.

martedì 8 luglio 2008

Il ministro Amos Kimunya si dimette

Il ministro Amos Kimunya si è dimesso in seguito alle polemiche successive allo scandalo della vendita dell'hotel Grand Regency di Nairobi.

"Non sarà rimpiazzato, è solo un provvedimento temporaneo" si è affrettato a dichiarare il presidente Kibaki, che è della sua stessa tribù: i Kikuiu.

martedì 8 gennaio 2008

"I primi ad agitare lo spettro del genocidio sono i politici kenioti che sfruttano l’ignoranza dei media internazionali"

Gia ieri volevo segnalare questo articolo di Joshua Massarenti su panrama.it ma non ho avuto tempo, lo riporto integralmente di seguito.

Lo trovo interessantissimo per capire la situazione del kenya e il perché degli accadimenti di questi giorni.


Kenya: ma quale conflitto etnico, è la rivolta dei giovani disoccupati

La polizia paramilitare spara dei razzi lacrimogeni contro i manifestanti dell'Orange Democratic Movement a Mombasa


Come tanti altri suoi colleghi, Hervé Maupeu era convinto che non ci sarebbe stata storia. “Raila Odinga era il superfavorito di queste elezioni. Nessuno tra noi avrebbe immaginato un simile capovolgimento. Purtroppo, le violenze di questi ultimi giorni sono un danno inimmaginabile al sistema democratico keniota”.

Il giudizio è tanto più pesante visto che Maupeu è noto nell’ambiente africanista per essere uno dei massimi esperti del paese. Politologo, da oltre vent’anni le sue attività di ricerca si dividono tra la Francia, dove dirige il Centre de recherche et d’études sur les pays d’Afrique orientale (Crepao), e il Kenya, che lo vede collaborare con l’Institut français de recherche en Afrique (Ifra). L’ultimo viaggio era previsto due giorni fa. “Ho annullato il mio volo”, rimandando così alle calende greche le sue ricerche su “una setta religiosa kikuyu (l’etnia del presidente Kibaki, ndr) con la fama di essere iper-violenta. Peccato perché mi avrebbe permesso di capire meglio le cause e le dinamiche del caos attuale”.

Che cosa intende dire?
Per giustificare gli scontri tra kikuyu e luo, i media ricorrono alla solita scorciatoia invocando un fantomatico odio tribale plurisecolare. E così ripetono gli stessi errori commessi durante il genocidio rwandese.
Infatti molti avanzano l’ipotesi che il Kenya rischia di fare la stessa fine del Rwanda nel 1994…
Purtroppo, i primi ad agitare lo spettro del genocidio sono i politici kenioti che sfruttano l’ignoranza dei media internazionali. Ma l’ipotesi è del tutto fuori luogo.
Perché?
Secondo lei luo e kikuyu avrebbero pianificato dall’oggi all’indomani uno sterminio di massa? Sciocchezze. In Kenya, i conflitti cosiddetti etnici sono da sempre strumentalizzati dall’élite politica. Alcuni leader dell’attuale opposizione (quella guidata da Raila Odinga, ndr) finanziano e manipolano bande di giovani spedite in aree sensibili come la Rift Valley e la regione di Nyanza per seminare il terrore tra la gente considerata non autoctona come i kikuyu. È un mezzo efficace per indebolire l’avversario politico e costringerlo a negoziare. Questa è la strategia di Odinga, che dispone di bande giovanili ultra-violente con cui spingere Kibaki ad ammettere di essere stato sconfitto. Al contrario, in Rwanda, non c’era spazio al dialogo: l’élite estremista hutu voleva semplicemente sterminare la minoranza tutsi. Punto e basta.
Che responsabilità ha Kibaki in questo bagno di sangue?
Enorme. È risaputo che in Kenya l’epurazione etnica è un mezzo per garantire la propria rielezione. Episodi simili, ma di minore intensità, si erano verificati negli anni ’90. Kibaki e la sua cricca pensavano di controllare il malcontento luo con le forze dell’ordine. Che ingenuità. Esercito e polizia keniote possono prevenire gli scontri etnici in città, ma non nel mondo rurale. E così è stato.
A cosa si deve l’avversità fra luo e kikuyu?
Contrariamente alle altre etnie del paese, luo e kikuyu sono state le uniche ad aver alimentato durante il periodo coloniale un nazionalismo sovrapponendo la propria identità etnica con quella nazionale. Fino all’indipendenza, le élite luo e kikuyu sono andate a braccetto per abbattere il colonialismo britannico. Dopo di che, l’accordo è saltato con la vittoria di Jomo Kenyatta (kikuyu) su Jaramogi Oginga Odinga, il padre di Raila. Dagli anni ’60 in poi, prima Kenyatta e poi il suo successore Arap Moi hanno emarginato i luo. La situazione si è capovolta nelle elezioni del 2002 con Kibaki pronto ad allearsi con Raila Odinga per sconfiggere il figlio di Jomo Kenyatta su cui il presidente uscente Moi aveva puntato per preservare il suo potere. Purtroppo, una volta eletto, Kibaki ha tradito il patto elettorale con Odinga, quindi con i luo. Ma questo tradimento non può da solo giustificare l’attuale ondata di violenze.
E che cosa la giustifica?
La frattura sociale che è venuta a crearsi tra un’élite politica keniota corrotta e la popolazione. Nel 2002, Kibaki aveva promesso la creazione di centinaia di migliaia di impieghi, soprattutto per i giovani che compongono la maggioranza demografica del paese e la più colpita dalla disoccupazione. Ma la promessa non è stata mantenuta, questo nonostante i buoni risultati economici. Non a caso sono i giovani i veri protagonisti degli attuali massacri. E non a caso sia Kibaki che Odinga non riescono a ottenere l’unanimità nelle loro rispettive etnie.
Come finirà?
La Comunità internazionale deve organizzare un’uscita di scena decorosa per Kibaki e imporre Odinga come nuovo presidente del Kenya. Potrà prendere alcuni mesi, ma non vedo alternative per ridare credibilità al paese che, tengo a ricordare, è considerato da molti un esempio di democrazia africana.

venerdì 4 gennaio 2008

Forma mentis all'africana


Un amico anonimo ha lasciato un commento ad un mio post di qualche tempo fa.

Lo riporto di seguito perche' ha scatenato nella mia mente una serie di "considerazioni a catena".

"Guardo la fotografia delle voragini dell' "AUTOSTRADA" Malindi Mombasa e mi si stringe il cuore.Penso ai soldi spesi per il ponte e a quelli che sarebbe costata la semplice manutenzione dell'asfalto.E mentre scrivo questa frase mi rendo conto che sto pensando all'occidentale, con la forma mentis italiana, leggiù è Africa.. questi pensieri non hanno valore. Così come non ha valore il ricordo di quella volta che, volendo portare laggiù materiali scolastici per i bambini, alla dogana venimmo perquisiti e tutto il materiale venne sequestrato perchè proibito da una non ben precisata legge Keniota. In realtà sarebbe bastato corrompere i doganieri per far passare tutto , proprio come avevo fatto tante volte per farmi rinnovare il visto turistico, oppure per non pagare improbabili contravvenzioni al codice della strada.Quella è Africa,l'Europa è lontana,lontanissima,qui i ciechi si chiamano "non vedenti" la musica si compra nei negozi e le autostrade sono a quattro corsie senza buchi e i bambini hanno i libri gratis."

Caro amico ti do una buona notizia: la strada era stata riparata in vista delle infauste elezioni del 27 dicembre 2007.

Autostrada certo non era diventata, ma per chi si era abituato all'incubo che era stata per troppi mesi tra il 2006 e il 2007 sembrava velluto. Per troppo tempo quella "autostrada" aveva scoraggiato i turisti, ed adesso finalmente almeno questo problema sembrava risolto.

E poi le elezioni sono finalmente arrivate... a Dicembre... qualcuno dice che ci vorranno almeno sei mesi perché l'industria turistica si possa risollevare dalla batosta che le ha dato quel grande statista di Kibaki, che a questo punto, verrebbe ironicamente da dire, si poteva tranquillamente risparmiare la spesa della risistemazione dell' "autostrada".

L'industria del turismo ha fatto guadagnare al Kenya 944 milioni di dollari nel 2007, facendo segnare un buon incremento dal 2006 che aveva fatto segnare entrate per 881 milioni di dollari.

Tornando all'attualità, oggi sembrerebbe che non ci siano stati scontri e che gli animi si vadano calmando.

Ma quanto sono costate al Kenya queste elezioni? Si parla di 300 morti, 100.000 sfollati, un numero imprecisato di abitazioni ed esercizi commerciali bruciati. Ieri al porto di Mombasa si erano accumulati più di 15.000 container... se tutto finisse domani, ci vorrebbe sicuramente un mese perché l'economia riparta.

Se tutto finisse domani...

Ieri pero' Kibaki ha dichiarato nella sua immensa saggezza che se l'opposizione organizzerà la manifestazione dell'8 gennaio assaggerà la forza della polizia.. la polizia...

L'anonimo amico autore del commento dice che e' una questione di "forma mentis". Mi trova perfettamente d'accordo! Io ho smesso di pensare che si possa cambiare la testa ai kenioti (inteso come popolo) già da qualche anno.

Ieri commentando quanto sta accadendo con un keniota indiano proprietario di un bel negozio in città gli ho detto "Certo che un qualsiasi capo di stato occidentale, se avesse visto che a causa della sua elezione fossero scoppiati incidenti tali nella nazione che lui dice di rappresentare, da causare 300 morti, si sarebbe sicuramente al minimo dimesso" e lui mi ha dato la risposta più odiosa che poteva darmi, quella che mi sono sentito ripetere troppe volte da kenioti e italiani ormai conformati a questa "forma mentis": "si ma qui siamo in Africa".

Quando mi dicono cosi' mi sale una rabbia dentro da farmi arrossare gli occhi e penso tra me e me "ma che cazzo vuol dire che siamo in Africa? Questa litania viene ripetuta come scusa e giustificazione di tutte le schifezze di questa parte di mondo:
C'e' la corruzione... siamo in Africa, i soldi degli aiuti umanitari giungono solo per una percentuale non superiore al 10%... siamo in Africa, la polizia uccide cinque ragazzi a sangue freddo ritenedoli dei ladri e dopo si scopre che sono innocenti... siamo in Africa, ti fermano e ti sbattono in cella perche' non hai messo le cinture e poco prima di te e' passato un camion carico con una 50 di persone urlanti... siamo in Africa, il capo della commissione ellettorale dice che non sa chi ha vinto le elezioni e che se ha sbagliato lo ha fatto solo perché c'erano forti pressioni... siamo in Africa

Porca miseria mi rendo conto di star ragionando di nuovo con la "forma mentis italiana"... ma qui siamo in Africa

giovedì 3 gennaio 2008

Intervista al presidente della commissione elettorale Mr Kivuitu

Ecco la trduzione dell'articolo dello Standard a cui facevo riferimento nel post di ieri.

Ho Agito sotto pressione, dice Kivuitu

Di Isaac Ongiri

Martedì notte, Mr. Samuel Kivutu ha fatto una schiacciante ammissione affermando che lui ha annunciato i risultati della ferocemente contestata elezione presidenziale sotto pressione.

L'annuncio ha fatto precipitare il paese in una violenza post-elettorale di una dimensione mai vista prima.

La portata della ammissione del presidente della commissione elettorale e la conseguente scalfittura della credibilità delle elezioni e' stata colta nella sua risposta alla domanda se davvero il presidente Kibaki abbia vinto le elezioni: “Non so se Kibaki abbia vinto le elezioni”

Kivuitu ha continuato con le sue scioccanti rivelazioni quando ha detto che ha portato il certificato con il vincitore delle elezioni presidenziali alla State House a Nairobi dopo che “alcune persone hanno minacciato di prenderle mentre io sono il solo ad avere il mandato dalla legge di farlo”.

“Sono arrivato alla state house per portare i certificati e ho trovato il giudice capo li, pronto a far giurare Kibaki” ha detto Kivuitu.

Alla richiesta se egli fossa sotto pressione per la dichiarazione dei risultati, Kivuitu ha detto: “Alcuni leader del PNU (Party of National Unity) e dell'ODM-Kenya mi hanno messo sotto pressione chiamandomi frequentemente, e chiedendomi di annunciare i risultati immediatamente”.

Il Presidente Kibaki correva per essere rieletto per il Party of National Unit, mentre Mr. kanlonzo Musyoka, per ODM-Kenya. Mr. Raila Odinga, che dice di essere stato derubato della vittoria, per l”Orange Democratic Movement (ODM).

Martedì, Kivuitu ha detto che la presunta pressione per la dichiarazione dei risultati e' venuta sulla scia di una pressione parallela di molti ambasciatori di paesi dell'Unione Europea a di Mr. Maina Kiai della commissione nazionale sui diritti dell'uomo del Kenya di non annunciare i risultati fino a che ci fossero stati reclami pendenti, che già erano stati sollevati.

“Ho pensato di dimettermi, ma ho cambiato idea perché non voglio che la gente pensi che io sia un codardo”, ha detto. L'assediato presidente della commissione elettorale ha fatto queste rivelazioni poco dopo aver incontrato i 22 commissari della commissione elettorale.
Martedì, Kivuitu ha ammesso che le faccende che sono emerse dai risultati elettorali erano così gravi che avrebbero dovuto essere portate in corte, e l'udienza fatta al più presto per far allentare la tensione nazionale.
Court settlement

“Se questa faccenda e' alla fine portata in corte, la sentenza deve essere fatta urgentemente così che si decida chi sia il presidente tra Raila e Kibaki”, ha aggiunto.

Kivuitu ha detto che ha preso la decisione, le cui gravi implicazioni sono ora sentite per tutto il paese. Ha detto che ha annunciato i risultati perché la commisione non ha mandato legale di investigare immediatamente sulle lamentele sollevate dall'opposizione.
Kivuitu non ha nominato chi dei due partiti – PNU e ODM-Kenya- lo ha costretto ad annunciare il contestato risultato elettorale, ma ha continuato dicendo che la commissione sta consultando eminenti avvocati sul prossimo passo da farsi “così che l'azione rimanga nella legge”.
Il team degli osservatori dell'Unione Europea, ha discreditato i risulati elettorali e ha richiesto una verifica urgente indipendente degli stessi.
Per suo conro, Kivuitu ha detto che si appoggerebbe su investigazioni indipendenti su cosa possa essere accaduto, ma ha aggiunto che questo solo a patto che la legge provvedesse per esso.

“Siamo colpevoli come commissione. Dobbiamo lasciare ad un gruppo indipendente di investigare cosa effettivamente sia andato storto”, ha detto il presidente della commissione, sbalordendo i giornalisti locali e internazionali che si erano raccolti alla sua residenza di Nairobi.

E' anche emerso che alcuni paesi preoccupati di quello che sarebbe stato l'esito delle urne, come il Sud Africa, hanno mandato i loro ufficiali elettorali nel paese.
Kivuitu ha detto che gli ufficiali dovrebbero arrivare mercoledì “per guardare nella faccenda”.
Martedì, Kivuitu era in un meeting con 22 commissari, che il suo vice, Mr Kihara Muttu, ha descritto come “house-keeping meeting”
In una dichiarazione firmata i 22 commissari hanno condannato la violenza, che fino alla scorsa notte ha reclamato le vite di circa 300 persone.

lunedì 8 ottobre 2007

Secondo un sondaggio, la lotta alla corruzione e' il piu' grande fallimento del governo Kibaki.

Un articolo postato oggi su allafrica.com dice (traduco testualmente) che "Il settantacinque per cento delle 2400 persone intervistate in tutto il paese da Infotrak Research and Consulting per conto di Nation Media Group dicono che considerano la concussione il più grande fallimento del governo Kibaki"
"Nelle loro conclusioni quelli di infotrack affermano che il 66 percento dei kenioti considera l'insicurezza come il piu grande fallimento del governo Kibaki, la disoccupazione (58 percento), il tribalismo (54) e lo sviluppo selettivo (46)"
Io negli anni passati ho visto tante persone sorridere davanti alle cassette con su scritto "corruption complaints" messe fuori dalla porta dei principali uffici pubblici, evidentemente la corruzione non si combatte solo mettendo calendari con su scritto "don't give a bribe" dietro le spalle dell'ufficiale corrotto o mettendo le cassette fuori la porta. Cassette il cui contenuto suppongo venga raccolto dai funzionari dell'ufficio stesso.

giovedì 4 ottobre 2007

La battaglia delle arance


Curiosa la notizia della battaglia per il simbolo elettorale di due partiti politici che in vista delle ormai imminenti elezioni politiche vogliono lo stesso simbolo: un'arancia. Anzi uno ha come simbolo un'arancia e un altro una arancia e mezza. Il primo si chiama ODM (Orange Democratic Movement) ed è il partito di Rayla il principale candidato dell'opposizione. ODM-Kenya (derivazione del primo) invece ha per simbolo un'arancia e mezza sopra la mappa del Kenya.

Fedele al suo simbolo il partito dell'attuale presidente Kibaki: una banana.

lunedì 1 ottobre 2007

Al presidente non far sapere...


Quando un uomo politico da Nairobi va a far visita ad una zona rurale (ma e' capitato anche con Malindi), c'è una strana agitazione nel posto a partire da una settimana prima dell'evento. Le strade vengono riparate (nulla di serio si intende... vengono chiuse le buche e spianate quel tanto che basta da farle durare il tempo della visita), gli alberi vengono potati, tutta la spazzatura e le buste di plastica vengono eliminate. Succede un po' come quando la casalinga negligente nasconde la spazzatura sotto il tappeto quando sente i passi del marito attraversare la porta d'ingresso. L'importante e' che l'uomo politico (o peggio il presidente in persona) non sappia come davvero stanno le cose. Tutto deve sembrare perfetto.. come se l'ordine e la pulizia non servano ai cittadini ma agli amministratori locali (corrotti) per farsi belli davanti al presidente. Il quale poi, in un discorso elettorale, si farà bello davanti ai suoi cittadini. I poveri cittadini Kenioti d'altro canto, sono tagliati fuori da una informazione veramente critica e democratica. Nel paese ci sono 2 giornali e l'accesso ad internet e' roba per un 10 percento della popolazione a dir tanto.